La nascita delll’AdM e MdM

Sul piano formale, la decisione di dare vita alla Maison de la Méditerranée (MdM) fu assunta a Napoli il 14 dicembre 1997, a conclusione del II Forum Civile EUROMED, quando i 2248 partecipanti affidarono alla “Accademia del Mediterraneo”, tra gli altri compiti quello di “costituire la Maison de la Mediterranée: uno spazio fisico ed un insieme organico atto a rappresentare nelle forme più proprie le attività che individuano ed in cui si segnalano i Paesi Euromediterranei, le istituzioni e i vari organismi che fanno parte dell’Accademia del Mediterraneo e degli altri organismi creati dalla Fondazione (Euromedcity, Almamed, Isolamed, Labmed).”[1]

 

Di seguito si sottolineano i significati di carattere progettuale che sono implicati dalla formulazione del mandato:

 

-         L’espressione “uno spazio fisico ed un insieme organico” definisce la MdM come la risposta necessaria ad una antica esigenza del partenariato euromediterraneo: quella  di potersi identificare in  una infrastruttura stabile, individuabile per la sua sede fisica e per l’articolazione razionale e funzionale delle attività che vi si svolgono;

 

-         L’espressione “atto a rappresentare nelle forme più proprie” definisce la MdM come strumento esecutivo di manifestazioni della volontà, cui si dia luogo attraverso un preciso metodo organizzatorio della decisione e della soggettività (assemblea, consultazione, deliberazione, votazione, delegazioni, etc.) espresse dagli organismi  delle società civili euromediterranee;

 

-         L’espressione “le attività che individuano ed in cui si segnalano etc.” delimita la natura del campo di azione della MdM, circoscrivendolo alle tematiche che siano di carattere operativo (le “attività” appunto, con ciò escludendo alla radice l’ipotesi stessa che la MdM possa un giorno costituirsi in istituzione di natura politica) ed insieme di carattere comune, nelle quali, cioè, i paesi e le istituzioni siano solidalmente immersi a causa della loro stessa “euromediterraneità”, e per le quali si distinguano nella più vasta comunità dei continenti cui appartengono.

 

Come si può osservare, nella definizione della “missione” della  MdM è esplicito il richiamo alla identità mediterranea come nesso che vincola la sfera operativa alla sfera etico-culturale  propria della costellazione di soggetti che intende darvi origine.

L’espressione “in cui si segnalano”, infine, getta anche una luce potente sull’impostazione del metodo organizzatorio, sia della rappresentanza, sia delle azioni generate. Essa, infatti, richiama il principio dell’ “eccellenza nell’attività” come cardine del processo selettivo che dà luogo alla rappresentanza (discostandosi, ad esempio, sia dal principio della delega in base a suffragio, tipico delle istituzioni politiche occidentali, che dal principio dell’eccellenza economica, tipico delle istituzioni finanziarie ed imprenditoriali). E, nello stesso tempo, apre il campo a quella metodologia di “redistribuzione del sapere pratico nell’ambito di filiere solidaristiche” che, come abbiamo mostrato nel capitolo precedente, caratterizza i processi di cooperazione partenariale nel quadro dei mercati a forte caratterizzazione istituzionale (in opposizione al principio liberistico dei “vantaggi comparati”).

 

Ne discende una forma dei reticoli funzionali interni all’organismo MdM che è del tutto nuova, anche rispetto all’esperienza, pur prestigiosa, delle grandi istituzioni di cooperazione internazionale nate in seno alle Nazioni Unite: le relazioni interne non saranno più  nella MdM di tipo gerarchico-verticale (intrecciate peraltro spesso a cordate informali costituite su base nazionale: ogni paese una lobby egoisticamente determinata a ricavare il massimo utile dalla cooperazione), ma di tipo orizzontale-cooperativo su base funzionale (la rete trasnazionale delle città , delle università, etc, dei gruppi di mobilitazione della società civile, etc.).

 

Perciò può esservi all’interno della MdM un protagonismo fondato non tanto sul “peso dell’influenza” (demografica, finanziaria, istituzionale, etc.)  quanto sul “prestigio della cultura e l’utilità della prestazione”. La caratterizzazione culturale dello spazio relazionale fa sì che non vi sia alcuna possibilità di misurazione a priori delle quote del “capitale sociale” dei partner, che possa indurre i soci di maggioranza nella tentazione di indirizzi strumentali sulle missioni da perseguire. Vi sarà piuttosto un “rigerarchizzarsi” continuo dei soggetti tra loro in funzione delle tematiche, dell’impegno e dell’intelligenza  profusa in ciascuna missione.  Lo spazio relazionale della MdM è quindi uno spazio non lineare, contrariamente a quanto accade nelle forme-governo nazionali ed internazionali note.

 

La MdM opererà dunque in uno spazio relazionale definito dai confini associativi  degli organismi generati dalla Fondazione Laboratorio Mediterraneo, ma allargato verso l’esterno per effetto della capacità di persuasione delle opinioni, dei risultati e delle modalità progettuali. Allargamento che poi potrà riflettersi sul ciclo successivo delle adesioni al network relazionale, dal momento che l’adesione permetterà a nuovi governi, istituzioni ed individui di partecipare più internamente all’indirizzo delle attività.

 



[1] Cfr. Atto sottoscritto presso il Notaio Sabatino Santangelo redatto in Napoli il 22.12.2000 (racc.10032, rep.49158). FARE LINK SU “CHI SIAMO/STATUTO” di accademiamed.euromedi.org; almamed.euromedi.org., euromedcity.euromedi.org, isolamed.euromedi.org.